La Sindrome del Papavero Alto
Indro Montanelli, figura di spicco del giornalismo italiano, identificava nell'italiano medio una tendenza che definiva la "sindrome del Papavero Alto". Questa inclinazione si manifesta, secondo le sue parole, nel desiderio istintivo non tanto di possedere un bene di lusso osservato in altri, quanto piuttosto di danneggiarlo, un impulso esemplificato dalla metafora del "tagliarle le gomme" a un'auto costosa. Alla base di questo atteggiamento si cela spesso l'invidia, un sentimento radicato nel confronto percepito come impari, dove l'individuo invidioso brama ciò che altri possiedono ma ritiene irraggiungibile per sé a causa di presunte ingiustizie, mascherate da giustificazioni come favoritismi, fortuna immeritata o superficialità ("è tutta fuffa").
L'invidioso, tipicamente, evita di mettersi in discussione e non riconosce i sacrifici e gli sforzi che spesso si celano dietro il successo altrui. La sindrome del "Papavero Alto" va oltre la semplice invidia, trasformandosi in un vero e proprio astio verso chiunque tenti di emergere o vi riesca. Questo risentimento non nasce solo dal desiderio di ciò che l'altro ha, ma dal fatto che il successo altrui funge da specchio, mettendo in luce i propri limiti e fallimenti percepiti. Tale dinamica si riflette periodicamente nella narrazione mediatica, con articoli che annunciano la fine dell'era delle startup, la crisi del Venture Capital o lo scoppio di presunte "bolle" speculative. Queste narrazioni, spesso basate su elenchi selettivi di fallimenti, veicolano il messaggio implicito che sia tempo di abbandonare modelli innovativi per tornare a forme di impresa più tradizionali, bollando le startup come idee irrealistiche finanziate da capitali sprecati.
Purtroppo, queste posizioni superficiali e denigratorie trovano terreno fertile in Italia, non solo tra alcuni giornalisti, ma anche tra imprenditori legati a modelli tradizionali, figure politiche e una parte significativa dell'opinione pubblica. Molti faticano a comprendere che lanciare una startup, attrarre capitali e conquistare mercati globali richiede una visione strategica acuta, competenze specifiche, un impegno lavorativo immenso e anni di dedizione. Sebbene non vi sia nulla di intrinsecamente sbagliato nel gestire una piccola impresa focalizzata su uno stile di vita sostenibile (il cosiddetto "lifestyle business"), il mondo delle startup opera secondo logiche differenti. Questo modello, consolidatosi negli ultimi sessant'anni, è il motore dell'economia dell'innovazione e ha dato vita a molte delle più grandi aziende globali, guidate da fondatori visionari.
Il Venture Capital, il carburante essenziale per queste iniziative, opera attraverso fasi progressive di validazione e investimento, seguendo la dinamica della "Power Law". Questo principio implica che, investendo in un portafoglio diversificato di progetti imprenditoriali ad altissima ambizione ("moonshot"), il rendimento dell'intero capitale investito è garantito dal successo straordinario anche di una sola startup, capace di compensare le perdite derivanti dagli altri fallimenti. Di conseguenza, elencare i fallimenti delle startup come prova di un presunto fallimento del modello è un esercizio privo di senso logico. Il fallimento è una componente intrinseca e statisticamente prevista: nove tentativi su dieci sono destinati a non raggiungere gli obiettivi sperati. È fondamentale comprendere che le startup che non ce la fanno non sono necessariamente "fuffa", i loro fondatori non sono truffatori e gli investitori che hanno creduto in loro non sono sprovveduti.
Anche nel fallimento, le startup generano un valore sociale significativo. Creano posti di lavoro ben retribuiti, contribuiscono alla formazione di professionisti qualificati che, grazie all'esperienza acquisita, trovano rapidamente nuove opportunità lavorative. I fondatori che affrontano un fallimento accumulano un bagaglio di esperienze cruciali che aumenta esponenzialmente le loro probabilità di successo nei tentativi futuri. Gli investitori, dal canto loro, gestiscono il rischio attraverso la diversificazione del portafoglio, consapevoli che tra le molteplici scommesse si nasconde quella startup destinata a ripagare ampiamente tutti gli investimenti e a generare i profitti attesi.
