"Per favore, mettetemi solo con chi usa l'AI"
Cronaca di una frattura che sta già accadendo
È successo ieri. Partecipo da quasi dieci anni a una call settimanale con una community tecnologica californiana. La formula è collaudata: dieci minuti di plenaria su Zoom, poi cinquanta minuti divisi in tre sessioni di "breakout room", piccoli gruppi da 4-5 persone per sviscerare il tema.
Da mesi, affronto questi incontri con un alleato silenzioso: un assistente AI.
Non è un semplice "bot". È un copilota cognitivo. Studia l'argomento prima della call, ascolta in tempo reale, mi suggerisce domande pertinenti, spunti di intervento e, a fine incontro, mi fornisce trascrizione, riassunto e analisi su come migliorare. Il risultato è che, in queste riunioni, sono (o almeno appaio) brillante. Le mie domande sono affilate, non vado mai fuori tema, la mia produttività è al massimo. Non l'ho mai sbandierato.
Ieri, però, l'equilibrio si è rotto.
Nella mia breakout room eravamo in quattro. Ben presto, la conversazione si è polarizzata. Io e un altro partecipante eravamo su un altro livello: proponevamo, connettevano idee, rilanciavamo con una velocità e una profondità che lasciava gli altri due indietro. Non era una gara, era un semplice dato di fatto: noi due eravamo incredibilmente più produttivi, a tema e coinvolgenti.
Ho capito subito. Anche lui stava usando un copilota.
Il vero colpo di scena è arrivato alla fine, nei minuti conclusivi aperti a tutti. L'altro partecipante ha preso la parola e, con candore disarmante, ha dichiarato: "Sto usando un assistente AI per queste call. E ho realizzato, dai contenuti, che quasi sicuramente anche Olderico lo sta usando".
Poi, la bomba.
"Ho notato che la nostra conversazione è stata incredibilmente più produttiva e interessante di quella con gli altri. Chiedo quindi per le prossime volte, se possibile, di essere inserito in stanze dove ci sono persone che usano questo tipo di tool. Altrimenti, onestamente, non mi trovo più a mio agio".
Ha aggiunto un dettaglio cruciale: "La maggior parte di questi strumenti è gratuita. Non è una discriminazione economica o di accesso. È solo una questione di voglia di studiare e formarsi".
Inizialmente, ho pensato fosse una boutade. Una provocazione.
Ma mentre le sue parole sedimentavano, ho capito che aveva semplicemente detto ad alta voce quello che tutti, nel segreto delle nostre finestre minimizzate, stavamo iniziando a pensare. Ho riflettuto sulla qualità delle mie conversazioni, specialmente in ambito lavorativo, con chi usa l'AI e chi no. La differenza non è lieve. È sostanziale.
Stiamo assistendo in tempo reale alla nascita di conversazioni a due velocità. Da un lato, chi ha "aumentato" la propria capacità di analisi, di memoria e di ideazione tramite l'AI. Dall'altro, chi si affida unicamente alla propria preparazione (e stanchezza) del momento.
L'episodio di ieri non è un aneddoto. È un manifesto. È la prova che l'Intelligenza Artificiale non è più un semplice "tool di produttività" come poteva esserlo Excel o PowerPoint. È un acceleratore di divario.
Quello che stiamo vivendo non è il vecchio "digital divide", basato su chi possedeva un computer o una connessione internet. Questo è un "cognitive divide", un divario cognitivo basato sulla volontà.
L'AI sta accelerando un processo di allontanamento, quasi darwiniano, tra chi sta attivamente entrando nel nuovo mondo e chi continua, per inerzia o per scelta, a vivere in un mondo che non esiste più.
Il partecipante della mia call non ha chiesto di escludere gli altri per arroganza. Ha chiesto di non essere rallentato. Ha chiesto di poter collaborare con chi parla la sua stessa lingua, una lingua potenziata, più rapida, più densa di informazioni.
Ci piace pensare che l'adozione tecnologica sia una questione di attitudine o predisposizione. Non è così. Come per ogni tecnologia che ci ha preceduto, è per l'80% studio e volontà, e solo per il 20% attitudine.
La frattura è già qui. Non è tra ricchi e poveri, o tra "smanettoni" e "analogici". È tra chi ha deciso di studiare e chi ha deciso di aspettare. E come ha dimostrato la richiesta del mio collega, chi è già "aumentato" non ha più la pazienza di aspettare gli altri.
