Paradosso di Fermi

 

La mia teoria personale sul Paradosso di Fermi («Se l’universo è pieno di alieni, dove sono tutti quanti?») l’ho sempre considerata un’ipotesi un po’ naïf, quasi una cavolata.

Invece no!

Scopro ora che non solo non sono l’unico a pensarla così, ma addirittura esiste una teoria scientifica che la sostiene.

Partiamo dal principio: io ragiono in modo strutturalista, cioè cerco modelli generali che spieghino (quasi) tutto. Niente storie, metafore o esempi specifici.

Mentre la maggior parte delle persone impara per imitazione o attraverso racconti – pensate alle parabole di Gesù, che funzionavano alla grande – io ho sempre avuto bisogno di categorie ampie, numeri, principi primi.

Sarà per questo che mi trovo meglio con gli ordini di grandezza e i passaggi necessari alla formazione degli elementi base della vita.

E qui arriva il punto: unendo queste due cose, mi è sempre sembrato ovvio che gli alieni non ci contattino semplicemente perché... non esistono. O meglio, esistono così raramente che è quasi impossibile incrociarli. Perché? Perché siamo arrivati troppo presto.

L’universo ha 13 miliardi di anni, ma per avere pianeti con elementi pesanti (come carbonio, ferro, ossigeno) servono diverse generazioni di stelle. E anche quando ci sono, la vita complessa ha bisogno di tempi lunghissimi per emergere.

Ne ho parlato un paio di volte, ma sempre con imbarazzo. Pensavo: «Ma chi sono io per dire queste cose? Sarà mica una stupidaggine?». Invece scopro che esiste una teoria chiamata Early Bird Hypothesis («ipotesi del primo arrivato»), sostenuta da fisici e astrobiologi, che dice esattamente questo: siamo tra le prime civiltà possibili nell’universo, e gli altri... semplicemente non hanno avuto tempo materiale per svilupparsi.

Morale della favola? A volte le idee più semplici sono quelle giuste. E forse, in fondo, non sono così strano: sono solo un early bird in un universo ancora acerbo.

#FermiParadox #SiamoSoliPerOra

Pin It on Pinterest

Share This